giovedì 29 agosto 2013

Ippoterapia disturbi dell’iperattività 

"Il Disturbo da deficit d'attenzione ed iperattività (ADHD) è un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in alcuni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini" . (Definizione presa da Wikipedia).
 Le caratteristiche primarie sono dunque :

Disattenzione
Impulsività
Iperattività

Queste hanno delle implicazioni anche sul rendimento scolastico, sull'autostima, provocano difficoltà relazionali e anche aggressività.



Il cavallo in che modo può aiutare i bambini, gli individui, caratterizzati da questi disturbi? 

Può essere di grande aiuto grazie alla sua enorme pazienza infatti, esso, tollera i giochi e gli scherzi ed essendo sensibile al linguaggio del corpo capisce se un bambino ha paura;  è molto empatico e ciò permette che si crei un determinato legame.  

L’ippoterapia inoltre aiuta nei processi di autocontrollo e nelle relazioni;
I bambini con la sindrome ADHD hanno molte difficoltà nel autocontrollo, nell' inibizione comportamentale ;  hanno difficoltà a rimanere attenti o a lavorare su uno stesso compito per tempo sufficientemente prolungato,  parlano troppo e ad alta voce, non riescono a rispettare i turni e faticano a pianificare l’esecuzione delle attività. in una realtà come quella di un maneggio però, il silenzio è importante per non spaventare i cavalli, così come la pazienza, il rispetto per l'altro, per l'animale, il rispetto per i suoi tempi.  Cavalcando, il bambino ed il cavallo , diventano un tutt'uno, ognuno è in sintonia con l'altro e ciò porta al bambino ad autoregolarsi. Le attività motorie, soprattutto piacevoli, possono portare ad innumerevoli vantaggi, portando anche al bambino ad avere più fiducia in se stesso,  a sentirsi capace, cosa che invece non sempre succede nel contesto scuola dove non si sente adeguato.

lunedì 21 novembre 2011

Squalo - terapia per la riabilitazione

Dagli States arriva
la squalo-terapia
per la riabilitazione

Dopo aver prestato servizio militare in Iraq per la Us Army ed esser stato costretto alla paraplegia da una ferita riportata durante uno scontro a fuoco, Scott Winkler credeva di aver vissuto le esperienze più terrificanti della sua vita. Ma oggi ha scelto di sfidare ancora una volta la paura immergendosi in una vasca fianco a fianco con un enorme squalo balena. È accaduto ad Atlanta, al Georgia Acquarium. E Scott è uno dei ventiquattro reduci di guerra invalidi che hanno partecipato al Fish Wish program, iniziativa finalizzata alla riabilitazione psicomotoria di pazienti affetti da disabilità fisiche.
“È stato come essere nello spazio – racconta euforico Scott Winkler – e ritornare in un corpo funzionante. E questo provoca un`enorme sensazione di libertà”. Tra le bollicine d`acqua, infatti, è come se accadesse un miracolo: una volta immersi, il peso corporeo si riduce e anche un corpo disabile può fluttuare liberamente. In questo modo, spiegano gli esperti dell`acquario, è come se si recuperasse la completezza del proprio corpo. E colui che è immerso sente di essere un pesce tra i pesci, o uno squalo tra gli squali.
Ma come si è svolta l`immersione? Rifornito di muta e attrezzatura subacquea, Scott è stato fatto discendere con la sua carrozzina lungo una rampa fino a raggiungere un contenitore galleggiante situato in una enorme piscina di acqua salata. Dopo esser scivolato fuori dalla carrozzina, il contenitore e Scott sono stati spinti sott`acqua. Una volta circondato interamente dal blu delle bollicine d`acqua e dagli squali, percependo la totale libertà di muoversi, Scott ha cominciato a nuotare e a spostare il proprio corpo muovendo le braccia. “È incredibile – dice – è come dimenticare la disabilità. I pesci nuotano attorno a te, ed è come ritrovarti in un altro mondo in cui sei libero di muoverti”.
Dopo Scott, il secondo a tuffarsi è stato Orlando Perez, costretto all`immobilità  dopo aver riportato una lesione al midollo spinale nel corso di un addestramento militare. Come Scott, anche Orlando vive ormai in simbiosi con la sua carrozzina. E anche lui, come Scott, si mostra eccitato e felice mentre racconta la sua esperienza di immersione tra gli squali. “Ho dimenticato per un po` la carrozzina – dice - e mi sono sentito un pesce tra tanti”. “Non avrei mai pensato di vivere un`esperienza del genere” - continua - . In questo modo dominiamo la disabilità e non permettiamo che la disabilità domini noi”.
Sia Perez che Winkler ammettono di essersi sentiti nervosi prima dell`ingresso nella vasca d`acqua salata. Ma dopo esser stati sfiorati dal primo enorme squalo, raccontano di aver pensato solo e unicamente a lasciarsi spostare dall`acqua, anche imitando lo stato di leggerezza con cui gli enormi pesci si muovevano.
“Mentalmente corrisponde al prendersi un break dalla vita quotidiana di disabile  – conclude Scott Winkler - fisicamente significa fare grandi passi avanti nella riabilitazione ed emotivamente equivale a un grande sollievo per lo spirito”.
 
 
 Questo articolo è stato scritto da Lidia baratta il 13/11/2008,  e l'ho trovato su questo sito: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/1686-dagli-states-arriva-la-squalo-terapia-per-la-riabilitazione

Shark therapy

Al Tropicarum park di Jesolo un bambino di otto anni ha effettuato la prima esperienza di «shark therapy. Alessio( è il nome di questo bambino) non può camminare per via di un problema alle gambe ma nell'acqua si è mostrato a suo agio, per nulla intimorito, e con le mani ha toccato la pelle dei pesci. Nella vasca ce ne erano ben quattro, tutti Carcharias taurus, squali Toro. È stato il primo bambino disabile a provare la «shark therapy», l'immersione in vasca con i killer dai denti aguzzi come terapia. È stato nella vasca per 25 minuti nella struttura del «Tropicarium park» di Jesolo e ciò è stato possibile grazie al lavoro di un esperto di squali, Riccardo Sturla, che ha accompagnato il ragazzino.  

«Queste sono esperienze uniche che possono dare delle forti emozioni a chi le prova - ha detto l'esperto




. «Non ho avuto paura e non vedo l'ora di rifarlo», è stato, invece, il commento del bambino.

«E’ da quando aveva tre anni che sognava questo momento–precisa la mamma –. Il suo grande desiderio è sempre stato quello di potersi tuffare in un mare con gli squali, poterli toccare e nuotare con loro. Abbiamo letto su Internet che il Tropicarium Park di Jesolo, organizza immersioni con questi impressionanti pesci, così abbiamo chiamato ed eccoci qua». 

La richiesta è stata subito assecondata dai gestori del grande acquario di squali.
Quando è uscito dalla vasca era felice come non lo vedevamo da tempo – raccontano i genitori 

 Qui è possile vedere il video ed il Tropicarium Park di Jesolo : http://www.tropicarium.it/index.php?option=com_content&view=article&id=33:un-bimbo-tra-gli-squali-servizio-di-a3&catid=3:news&Itemid=11
 
Ma quella di Alessio non è l’unica esperienza del genere a Jesolo.

Da qualche anno – spiega Mauro Rigoni– stiamo lavorando ad un progetto di terapia con gli animali della nostra mostra: abbiamo dato la possibilità, ad esempio, di accarezzare le nostre specie ai ragazzi della comunità di educazione Il Portico ma anche ad un gruppo di non vedenti”.


http://www.ilsubacqueo.it/notizie/dal-mondo/item/1379-tropicarium-park-di-jesolo-by-shark-academy.html

giovedì 16 giugno 2011

Libro sulla delfinoterapia

scritto da Kirsten Kuhnert
Ogni giorno un piccolo miracolo

«Sì, lo era, era un miracolo. Spunky aveva liberato Timmy dal suo coma vigile dopo esattamente un anno, quattro mesi e otto giorni.»
Alla festa per il battesimo della figlia, un tragico incidente pone fine alla vita famigliare assolutamente normale e felice di Kirsten Kuhnert. Suo figlio Timmy, di cinque anni, cade in una piscina abbandonata e piena di acqua piovana e annega. Un medico riesce a rianimarlo, ma le condizioni del bambino sono gravi. Per molto tempo rimane nella terribile condizione di «coma vigile». Decisa a non arrendersi, e sconvolta dalla visibile sofferenza di Timmy, Kirsten Kuhnert decide di rivolgersi a un istituto di Key Largo in Florida, dove da anni si sperimentano i benefici della terapia con i delfini. È la fine di un incubo durato 16 mesi: grazie al miracolo della «delfinoterapia», Timmy riuscirà a riemergere dall’abisso nel quale era precipitato e a intraprendere il viaggio verso una guarigione ritenuta impossibile.

Domande sull'ippoterapia

1. Quali sono le patologie più comuni trattate con l’ippoterapia?

Vengono trattate patologie di tipo cognitivo comportamentale, con origine sia organica che non e disfunzioni del sistema nervoso centrale con ricadute sul sistema muscolo scheletrico. In particolar modo vengono trattati bambini con esiti di paralisi cerebrale infantile (PCI). I quadri patologici che si presentano quindi possono interessare solo l’aspetto cognitivo-comportamentale, l’aspetto prettamente motorio o un mix dei due quadri.

2. Qual è la durata media di una seduta?

Una seduta dura 45 minuti, con cadenza monosettimanale.

3. Come e chi prescrive un ciclo d’ippoterapia?

Il ciclo di ippoterapia viene prescritto o dal Fisiatra o dal Neuropsicologo infantile.

4. Chi esegue le terapie?

L'ippoterapia è un approcio terapeutico che può essere usato da Fisioterapisti, Psicomotricisti, Neuropsicomotricisti dell'età evolutiva, Psicologi o Medici opportumanente formati sull'uso terapeutico del cavallo.

5. Esiste un protocollo di attività standard?

Ci sono delle attività codificate e dei momenti prestabiliti (che hanno anche valore simbolico e rituale) ma non c’è uno schema preciso.

6. Quali sono le attività proposte?


Ci sono delle tipiche attività di pulizia e cura del cavallo che si fanno a terra. Poi ci sono attività a cavallo che possono essere attive o passive, con l’operatore in maternage (termine che indica quando l’operatore sale a cavallo col bambino) o senza, che vanno ad incidere sulla sfera cognitiva-emozionale o sull’aspetto semplicemente motorio. Quando si ha a che fare con l'ippoterapia comunque questi due aspetti sono sempre legati, se c'è movimento c'è emozione e se c'è emozione c'è movimento.

7. Come variano le attività in funzione della patologia?

Più che le attività variano i fini per cui si fanno e si avrà un approccio diverso, quella che sembra la stessa attività può avere scopi completamente diversi. Ad esempio: essere portati in groppa, dopo aver svolto i compiti di cura del cavallo a terra, è un premio per l’impegno messo e per dare fine e significato all’attività fatta in precedenza. Essere portati a cavallo per ridurre il tono muscolare può sembrare uguale alla prima attività descritta ma nasce da uno scopo diverso.


 8
. Chi si occupa della preparazione / addestramento del cavallo per l’ippoterapia?

Non c’è un addestramento specifico, il cavallo viene abituato a non avere paura dei bambini, del corridoio della pedana per salire, delle carrozzine: tutti elementi estranei al cavallo finché non diventa un cavallo da ippoterapia. I cavalli sono erbivori e come tali ragionano da prede, se non conoscono una situazione per prima cosa la temono e scappano (la loro arma di difesa contro i predatori, in natura).

9. Quali caratteristiche deve possedere l’animale per essere utilizzato a tali fini?

Ci sono delle caratteristiche del carattere e fisiche.
Per il primo aspetto è fondamentale che il cavallo sia equilibrato e che non abbia paura, che non sia troppo abitudinario (altra forte caratteristica dei cavalli). Personalmente ci piacciono i cavalli con doti innate di curiosità che quindi sono portati a conoscere quello che si trovano davanti. Per quel che riguarda l’aspetto fisico i cavalli utilizzati devono avere delle schiene forti ma non troppo larghe, in generale non devono trottare o fare salti ma avere una buona qualità del passo e saper anche accettare in groppa due persone.


10. Qual è il ruolo del cavallo nella terapia?


Se l’ippoterapia fosse un farmaco, il cavallo sarebbe il principio attivo.

11. Quant’è importante “l’esperienza” del cavallo nella terapia? (il fatto che l’animale abbia già svolto cicli d’ippoterapia)


Non è molto importante, una volta che il cavallo ha conosciuto i muovi elementi di questo mondo, basta solo che “si comporti da cavallo”.

12. Quali sono le competenze e gli eventuali titoli necessari per svolgere questa professione?


In Italia ci sono tre vie: l’Anire di Milano fa formazione a professionisti della salute: fisioterapisti, logopedisti, neuropsicomotricisti, psicologi, medici, ecc.; l’associazione Lapo di Firenze, che collabora con l’università della città per il master di primo livello in ippoterapia; la Fise, la federazione italiana degli sport equestri, che forma persone nel mondo dell’equitazione.

13. Nella fase operativa della terapia, quali sono i compiti effettivi svolti dal terapista? (se il terapista lavora da solo o è assistito da qualcuno)

Si lavora in quattro: artiere (che tiene il cavallo e lo porta al passo), il cavallo, il terapista e il paziente-cavaliere.

14. Nella relazione “triangolare” paziente-cavallo-terapista, come si inserisce il terapista tra cavallo e cavaliere? (come mediatore? Interprete?)


Il terapista fa da filtro e decide quanto le maglie del filtro devono essere grandi, in altre parole “dosa quanto cavallo va somministrato al paziente”.

15. Perché funziona l’ippoterapia? Quale è la chiave del suo successo?

Nella vita di relazione ci sono sempre due canali attivi quello cosciente razionale e quello emozionale. La presenza del cavallo attiva in modo spontaneo ed immediato quello emozionale, le esperienze che ci emozionano di più sono anche quelle che rimangono più impresse. Va considerato poi il target della terapia, nel caso di bambini con aspetti di tipo motorio da trattare sono bambini che da quando sono nati hanno a che fare con medici, camici, fisioterapisti, box di fisioterapia, esercizi a tappeto, ortesi; tutte cose che rimandano a pensieri di asepsi, freddezza e ospedalizzazione. Per quanto gli operatori siano bravi a relazionarsi con i bambini il loro limite è intrinseco al luogo dove operano e alla figura che ricoprono: anche se un ambulatorio pediatrico è colorato e giocoso; per un bambino rimane sempre un ambulatorio, e quindi inserito in un contesto ospedaliero. L’ipoterapista ha dalla sua parte il fatto che che lavora con un cavallo (mai visto uno in ospedale…) in un luogo, il maneggio, che per le sue caratteristiche intrinseche è il più distante dall’ospedale: all’aperto, c’è la sabbia, la paglia, la “cacca” dei cavalli. Il cavallo poi è un prezioso collaboratore: più o meno consapevole del suo ruolo, trasmette informazioni su tutti i canali sensoriali ha un aspetto maestoso, specialmente per un bambino, è caldo, morbido, ha un odore ben preciso. Per quel che riguarda la sfera emozionale i cavalli hanno quella che si chiama in gergo “intelligenza emotiva”. Probabilmente per la loro natura di prede che devono sempre stare all’erta su chi si trovano di fronte e riescono a capire quale sia il comportamento tenere con i bambini. Lo scopo ultimo dell’ippoterapia è portare tutte le competenze che si acquisiscono in maneggio nella vita di tutti i giorni.* direttore sanitario di Arep Onlus e fisioterapista / ippoterapista

preso dal sito: http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=138598&sez=DISABILI

Delfinoterapia come aiuto per la depressione

In psichiatria la depressione è: «sindrome caratterizzata dall’abbassamento del tono dell’umore, talvolta accompagnata da ansia, abulia (indebolimento e insufficienza della volontà), astenia (senso di debolezza, mancanza di forze), pensieri ossessivi non giustificati da validi motivi esterni».Non è quindi semplicemente tristezza, ma, quando è seria, è accompagnata da apatia, abbattimento, autocommiserazione paralizzante e senso di disperazione schiacciante. Diversa, quindi, dal naturale dolore  per una perdita o un lutto, anche se spesso lo accompagna. Secondo molti psicologi è il male della modernità (soprattutto dell’Occidente), che ultimamente contagia anche i bambini, perché spesso è legato alla gamma illimitata di scelte che il mondo ci propone.

riportata nel libro "Delfini guaritori" di Horace Dobbs : "Lui mi venne incontro e descrisse un cerchio intorno a me, poi risalì e mi guardò dritto negli occhi mentre mi passava accanto; mi sembrò che stesse guardando direttamente nella mia anima. Dovetti superare l'esame, perché poi ricomparve mostrandomi la pancia bianca, perché la grattassi. La mia prima esperienza con questa creatura meravigliosa era completamente avulsa dal tempo, libera da ogni limite; per la prima volta, da tempo immemorabile, sorridevo e ridevo dal profondo del cuore. Freddie mi aveva accettata e mi amava per la semplice ragione che egli così voleva, senza alcun vincolo. Quando uscii dall'acqua ero in estasi, con lacrime di gioia e di amore che mi scorrevano sul viso".Sono state proprio le tante esperienze positive di persone come questa signora che si sta diffondendo la delfinoterapia. I delfini si sono rivelati efficaci nella cura delle persone afflitte da forme anche gravi di depressione (come la signora inglese citata) . Secondo lo studioso francese Michel Odent, ciò è dovuto al fatto che "mentre gli animali domestici non tentano l'approccio se qualcuno si mostra insensibile verso di loro, i delfini non si arrendono mai, rimangono sempre disponibili, allegri e pronti a fare amicizia".

Delfinoterapia come aiuto per la tossicodipendenza

la maggior parte delle persone che soffrono di depressione e ansia non sono a conoscenza della loro dipendenza fino a quando non hanno del tutto consumato il controllo della loro vita.

Vi sono numerose organizzazioni che offrono assistenza e attenzione per molti di coloro che stanno tentando di trovare un trattamento per la loro dipendenza e depressione. I Tossicodipendenti possono dipendere sulla riabilitazione in centri come delfino selvatico Therapy Center che offrono un metodo di guarigione olistico che aiuta a imparare i modi migliori per controllare i propri pensieri sfavorevoli e i comportamenti.
È essenziale per i tossicodipendenti imparare e capire da cosa derivino i loro pensieri negativi e le loro  abitudini distruttive . Questo è dove la maggior parte dei centri di riabilitazione di droga si differenziano. Il trattamento migliore è quella che consente i tossicodipendenti di trattare con la loro sofferenza e trasmettere i loro sentimenti. Delfino selvatico Therapy Center si muove un ulteriore passo avanti permettendo ai tossicodipendenti di  dirigere le loro emozioni  verso una strategia più innovativa.
Il delfino li porta alla strada più benefica della ripresa.  Quando tossicodipendenti diventano più consapevoli dei loro sensi (vista, odore, tatto, gusto, udito, equilibrio e sensazioni interne), alla fine essi riconoscono che non si sentono loro pensieri. Capiscono che la loro depressione e pensieri negativi sono assolutamente nulla, ma le sensazioni fisiche invece contano, imparano a gestire i loro pensieri consentendo così  di evitare possibili risposte  delcorpo che possano innescare la loro ansia e depressione. In questo momento ci sono varie cliniche di riabilitazione superba intorno al mondo. E' meglio invece di andare in un centro di riabilitazione vicino alla vostra casa. di liberarsi dalla vita quotidiana costituita da potenziali distrazioni andando a un centro di dipendenza Dallas o un programma di riabilitazione di droga di Belize .